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giovedì 5 gennaio 2012

RIPENSANDO A TE....















E nei silenzi leggo parole
ascolto pensieri dove io non ci sono
dove mi dissolvo in sfocati orizzonti
tra le nebbie dell’afa che sale
sino al cielo e si addensa in nubi
scure e minacciose cariche di fulmini
pronte a scendere sotto forma di gelidi sassi
e spazzare così ogni tuo pensiero
generato lontano da me
riportandoti qui lasciandoti nudo
spoglio di tutto ti rivestirò
intrecciando tessuti di calda pelle
col profumo umido delle labbra
tergerò i tuoi occhi
con il sapore semplice delle parole
farcirò il tuo cuore
percorrerò ogni tuo muscolo
come viaggiatrice alla scoperta
seguirò sentieri tra le valli del tuo corpo
salendo e discendendo i monti scolpiti
cercando amore tra il folto dei boschi
inspirerò la tua essenza
affondando il volto nell’incavo
del tuo abbraccio
dimenticherò ogni silenzio
e ogni spazio riempirò di noi

mercoledì 4 gennaio 2012

Un fiore per te...


















Oggi coglierò un fiore
lo guarderò pensando a te
che sei laggiù in quell'inferno
di polvere e lacrime
dove il fango ha segnato i confini
...e sepolto l'esistenza
e l'aria che respiri non è più aria
ma la necessità di sopravvivenza
e l'acqua, quella stessa acqua
che da sempre è fonte di vita
oggi è solo minaccia
di non vita futura,
accarezzerò quei petali
e sentirò in essi la tua pelle
non più vellutata,
ma scossa da brividi di solitudine
e ne sentirò il profumo
immaginando che anche tu lo sentirai
e cancellerà l'odore della morte
che ti ha accompagnato
in questi terribili giorni,
lo terrò tra le mani
come una madre abbraccia il figlio
e vorrei che anche tu risentissi
per un istante quell'abbraccio
che nella vita niente potrà eguagliare,
poi lo metterò in un vaso
per allungare la sua flebile esistenza
e cercherò di pensare ad una nuova speranza
per te che sei laggiù
a succhiare la vita
da quella terra che linfa più non ha.

martedì 3 gennaio 2012

L'ULTIMO ADDIO


fluirà ogni goccio di vita
e nel darti il mio saluto
ruberò la tua essenza
la porterò con me
così da ritrovarti un giorno
nelle vastità di questo universo
dove l’anima mia vagherà
alla ricerca delle tue braccia
nelle quali oggi lascio una parte di me,
dei tuoi occhi dove si riflette l’immagine mia,
perché in te è prigioniera,
delle tue labbra dove poserò l’ultimo mio respiro
aspettando che il tuo riempia per sempre il mio cuore,
della tua pelle che è come tappeto di muschio
dove riposa il mio corpo
nell’unico calore di un amore eterno …

VERSO QUALE META

…in un primo istante tutto sembrava irreale, ero stato spinto quasi a forza, avvolto in uno stato di semi incoscienza, per giorni avevo atteso che arrivasse il momento, il giorno, l’ora di questa partenza…affidavo una preghiera, un pensiero a chi avevo lasciato…vedo ancora ora le loro lacrime e sento le mie rigarmi il volto allo sfiorarmi del loro pensiero, al vedere impressa nei loro sguardi la speranza accesa di potermi rivedere un giorno ritornare a riscattare quella libertà di vita e di pensiero che ancora mi viene negata…ho ancora nelle orecchie il suono, il sussurro i singhiozzi sommessi di quello straziante addio…arrivederci, speranza di un nuovo abbraccio.
Ecco ora sono seduto nel fondo di questa carretta del mare, pressato, stipato come merce di scarso valore, ammucchiata alla rinfusa, pezzo su pezzo, corpo su corpo, il calore ora è insopportabile, il contatto è quasi consolazione, non sono solo qui in questo angolo di inferno; alzo gli occhi e incrocio altri occhi, occhi spenti, sbarrati, vuoti di speranza, ma pieni determinazione, di ricordi, di addii, di lacrime represse e di sogni ancora aperti…in altri scopro il terrore…per la prima volta qualcuno di noi vede il mare, questa distesa d’acqua così inospitale, così simile al deserto…per innumerevoli istanti questi occhi si legano ancora alla terra, che lentamente si allontana all’orizzonte inghiottita dall’acqua che via via diventa il tutto ciò che ci circonda….qualcuno non sopporta il rollio della barca e si sporge dandosi a conati di vomito, altri si stringono quasi a volersi scaldare, ora l’aria è più fredda, non è più soggetta al vento caldo del deserto che ci ha tenuto in grembo fino a qualche ora prima…prendo coscienza del fatto che vicino a me c’è una donna, la osservo di nascosto, tiene tra le braccia un bimbo, lo tiene in modo innaturale, la testa gli ciondola in una posizione che nulla ha a che vedere con il sonno profondo, allora risalgo verso gli occhi della donna, sono fissi avanti a se, vuoti, spenti…in lei è completamente sparita qualsiasi speranza, la sua espressione e il suo volto sembrano essere stati risucchiati di ogni barlume di vita…allungo la mano verso il viso del bambino…improvvisamente vengo rapito dal ricordo di mio figlio, della sua pelle calda e morbida, del suo sorriso vivo, del suo sguardo vivace, inconsapevole e innocente…sento una stretta al cuore, una morsa calda che lentamente e con forza mi stritola l’anima…mi ridesto da questa angoscia…la mia mano è posata sulla guancia di quel bambino…quello che sento è un ghiaccio interiore…ma io il ghiaccio non l’ho neppure mai visto, eppure in quell’istante ne sento tutto il freddo e la morte…quella morte che ora mi invade e distrugge le mie speranze di giungere a posare le mie mani in una nuova terra, cercando una nuova vita da costruire e da amare...questo mio viaggio inizia con una morte, una morte giovane, prematura, insensata...quale senso acquista un viaggio che inizia con una morte? quale prospettiva e per quale futuro? In quell’istante migliaia di domande iniarono a oltrepassarmi la mente, crollavano i sogni e le certezze che fino a quel momento mi avevano accompagnato gettandomi così brutalmente in quella realtà che era sempre stata sotto i miei occhi ma che mi rifiutavo di vedere e di accettare….poi sentii una stretta al braccio, guardai cosa stava succedendo, una mano esile ma segnata dal continuo lavorare, mi stringeva con la forza della supplica e della disperazione, alzai lo sguardo incrociando quello della donna, che ora non era più spento, ma ricolmo di terrore mi implorava di non parlare di non rivelare ciò che avevo scoperto perché sarebbe stata la separazione più crudele, quella non solo di perdere un figlio, ma anche quella di perderne per sempre la consapevolezza di saperlo ritrovare anche sepolto in un luogo, in cui poter posare un fiore, o una lacrima…mi persi dentro quello sguardo di madre, dentro quelle emozioni e quelle disperazioni che le avevano segnato per sempre la vita…presi delicatamente quella mano e la strinsi in segno di consolazione, poi mi tolsi la logora coperta che qualcuno mi aveva gettato addosso e la posai sopra il bimbo, per proteggerlo da quegli sguardi, e dal freddo che mi attanagliava il cuore…poi abbassai di nuovo lo sguardo e i miei occhi si riempirono di lacrime, calde lacrime che scivolavano copiose sulle mie guance fino a cadere sulle mie mani impotenti…impotenti di fronte ad eventi così grandi e devastanti, lentamente caddi in un torpore senza sogni, cullato dalle onde ero come svuotato, perduto, abbandonato a quel destino al quale ero stato chiamato…
Mi svegliai, qualcuno mi scuoteva con forza e mi chiamava, non con il mio nome, ma con quel generico “alzati! Muoviti!” … in quella situazione avevo perso non solo il nome, ma anche la mia identità, non sapevo più chi ero, cosa ero e per cosa ero in quella barca…mi alzai, ma persi subito l’equilibrio, l’imbarcazione era pericolosamente inclinata su un fianco, avevamo sbattuto contro uno scoglio ed eravamo in balia del mare che vicino alla costa si faceva più irrequieto… quando mi resi conto di ciò che stava accadendo, le mie mani corsero alla ricerca della donna col suo bambino, si era fatto buio e non riuscivo più a scorgere che un ammasso informe di corpi che si muovevano, agitati, impauriti, stremati da una nuova imminente sconfitta…provai a chiamare, ma non sapevo il suo nome, così dovetti appellarmi anch’io ad un generico “donna”…fu in quel momento che sentii la sua stretta sulla mia caviglia, stava carponi e cercava di tenersi con una sola mano, con l’altra stringeva al petto il corpicino esanime di suo figlio, anche in quella situazione continuava ad aggrapparsi al suo unico affetto, a quell’unico amore che ancora le restava…a ricordarle da dove veniva, quale era stata la sua vita, il suo passato, a darle memoria che era una madre, una donna, piena della sua forza, del suo coraggio, della sua speranza e della sua determinazione di raggiungere quella meta che per me era diventata miraggio…
Raccolsi allora quel poco di me che ancora riconoscevo e la strinsi forte per non lasciarla scivolare fuoribordo, ci aggrappammo entrambi con la tenacia che era tipica della nostra terra, a quell’esile filo di speranza che ci avrebbe condotto alla salvezza…non ricordo per quanto tempo rimanemmo in stallo in quella posizione, quando mi svegliai ero in una stanza di ospedale, non riconoscevo nessuno, non capivo la lingua, la luce ora era accecante, mi dolevano le braccia, le mani e ogni fibra del mio essere gridava…lentamente mi tornava alla memoria quello che era successo, provai a chiedere in seguito dove fosse finita quella donna, ma nessuno mai seppe dirmi qualche cosa…
Quando oggi ricordo ancora l’accaduto, rivedo ancora il suo sguardo, così forte e determinato, quello stesso sguardo che mi ha ricordato chi ero e da dove venivo, ma soprattutto mi ricorderà sempre la mia dignità di essere umano, e che una vita, un corpo, un amore deve sempre essere rispettato e onorato…che la speranza non è di quelli che cercano di infonderla, di quelli che ti tengono buoni e zitti con questa parola, che non è nel pregare per confidare in un Dio o nella vita eterna, ma la speranza è quella meta che voglio raggiungere, la speranza è la mia determinazione per arrivare a quell'obbiettivo, essa è dentro di me, risvegliata da quella donna e che tutt'ora mi tiene desto e pronto ad affrontare il futuro...il mio futuro, la mia speranza sono IO!!!

ESCO E VAGO NEL MIO SOGNO












L’aria limpida e gelida mi colse di sorpresa,
uscendo dalla stanza, riscaldata dal fuoco vivace del caminetto,
il cielo era grigio ma ugualmente luminoso
come se il sole nonostante la fitta coltre di nubi,
trovasse forza per oltrepassarla con la sua luce.
I passanti curiosi mi osservano,
non capita spesso di vedere una forestiera da queste parti,
i loro sguardi mi attraversano scrutandomi dentro
attraverso l’espressione del mio viso,
assorta nella contemplazione di un quadro fuori tempo,
come aver fatto un salto temporale all’indietro …
cammino lungo il marciapiede sfiorando corpi
avvolti in bizzarri cappotti fuori moda,
l’aria sembra improvvisamente ovattarsi,
si distorce ogni immagine, sono confusa,
passo dopo passo mi scopro leggera quasi eterea,
si affloscia il corpo pesante nella sua vuota immobilità,
mi distacco libera verso l’alto
come un palloncino trasportato dal vento,
fluttuo lentamente per brevi tratti,
la visuale si allarga sopra le case e gli edifici vecchi e logori,
vedo ora le montagne avvolte da una leggera foschia,
lascio che il cuore mi guidi, ora mi sposto più velocemente,
di sotto le vie si diradano lasciando spazio al verde,
procedo seguendo a ritroso, verso la sorgente,
il corso di un fiume che scorre mulinando quieto,
inverosimile nella sua mole,
le strade sottostanti si riducono a una sola,
solitaria via che si snoda seguendo gli avvallamenti
e i dossi del terreno, campi coltivati,
tagliuzzati come tante regolari caselle, …
silenzio, un silenzio quasi irreale,
interrotto solo da qualche scricchiolio di passi nell’erba
e da respiri pesanti che tradiscono apprensione,
il fiato si condensa in piccole nuvolette di vapore,
lo sguardo di perde oltre il confine
di una terra limitata da un’illusoria separazione,
scendo, mi siedo, osservo,
attraverso gli alberi una sagoma si muove sulla riva del fiume,
procede incerta sui ciotoli traballanti e vischiosi …
cerco di avvicinarmi,
…. Mi respinge …
vengo trascinata lontano, ritorno indietro ….
Parole concitate sopra di me,
odore pungente di sali,
mani sulla faccia mi schiaffeggiano delicatamente,
il respiro sembra rifluire nei polmoni dopo istanti interminabili,
brucia nel petto come un peso di fuoco,
la vista annebbiata lentamente torna normale
… è come risvegliarsi dopo un sogno concitato e confuso,
mi rialzo lentamente tra voci contrariate e protettive,
ogni fibra del corpo sembra ribellarsi,
allontano tutti con gesti maldestri
e passo prima incerto e poi decisa inizio a correre,
mentre lacrime calde bagnano e rigano le guance
che riprendono colore e calore …
corro, corro, senza meta dentro di me …

lunedì 2 gennaio 2012

...ubriaca di sogni...

...furono i sogni come champagne
a inebriarmi le notti
ubriacandomi di te
e fu così che
persi nei giorni le mie realtà...
 

domenica 1 gennaio 2012

BUON 2012







IL MIO AUGURIO...
L’anno che se ne è andato
ha lasciato la sua valigia
a nostra completa disposizione,
da li abbiamo tirato fuori quello che c’era
e a modo nostro ne abbiamo usufruito,
certo quel che c’era ci è sicuramente servito
a vivere, crescere, maturare,
ci ha resi consapevoli di molte cose,
ci ha arricchito, defraudato, fatto piangere e sorridere,
ci ha fatto incontrare, conoscere, amare persone nuove,
ha fatto cadere muri,
liberato sogni,
ci ha svegliato dai torpori,
ci ha resi forti e anche a volte deboli …
ora quest’anno se ne è andato e un altro è arrivato
con una nuova valigia tutta da scoprire,
ma qualunque cosa essa possa contenere
ti voglio augurare
di guardare ogni giorno come se fosse il più speciale di un’un intera vita,
di guardarlo con gli occhi curiosi di un bambino alla scoperta,
di vedere le persone che ci sono o che entreranno nella tua vita
con occhi sorpresi e stupiti,
felice di scoprire che esse sono li accanto a te
per condividere qualche cosa di molto speciale,
una gemma preziosa che si chiama amore …
Buon 2012 con tutto l’affetto che ho …